Trasferimento da Cagliari a Crotone

TRASFERIMENTO DA CAGLIARI IA CROTONE (nov. 2011)

Riusciamo in quattro e quattr’otto ad organizzare tutto: Dino parte per Cagliari un paio di giorni prima dove si incontra con il broker dell’agenzia che si è occupata della vendita (Stefano Goria della Sailing 2B di Marina degli Aregai che si è comportato in modo molto corretto e professionale) per un controllo sommario delle attrezzature, l’alaggio della barca ed una pulita alla carena che era in condizioni a dir poco paurose, il rifornimento di gasolio e un po’ di cambusa. Io a Torino, appena avuto l’ok , mi occupo dell’atto di acquisto, della assicurazione e delle altre formalità burocratiche necessarie…

Poi, approfittando di un volo Ryanair da Cuneo a Cagliari, mi unisco agli amici che ci accompagneranno per il trasferimento: Luciano, Renzo e mio figlio Riccardo grande (Riccardo piccolo è il figlio di Dino…). Si parte al mattino, si passa da Isola d’Asti, breve tappa a casa di Luciano dove approfittiamo di alcune leccornie di Mamma Maria e di un paio di bottiglie di prosecco per una lauta colazione e, accompagnati all’aeroporto di Levaldigi dal fratello di Luciano, ci imbarchiamo sul volo Ryanair non senza qualche apprensione…: l’inizio di novembre 2011 è stato eccezionalmente piovoso, tutta l’Italia in lungo e in largo è stata flagellata dal maltempo e alluvioni, aeroporti chiusi per un paio di giorni, il sud, e in particolare Messina, fortemente colpito.

Il nostro volo parte regolarmente anche se sotto un nubifragio. Anche Andrea, un amico di Dino che abita ad Alessandria e che ci raggiungerà a Cagliari partendo da Genova, riesce a partire per il rotto della cuffia grazie alla provvidenziale riapertura dell’aeroporto giusto in tempo per la sua partenza.

Come Dio vuole raggiungiamo Dino a Cagliari e ci diamo subito da fare per sistemare la barca in modo da poter partire al più presto.

Completiamo la cambusa, provvediamo agli ultimi acquisti di alcune attrezzature di sicurezza (razzi, fumogeni etc. necessari soprattutto in caso di eventuali controlli da parte delle immancabili Autorità) e il giorno dopo, evitando accuratamente di informarci sulle previsioni meteo (che tanto siamo certi saranno terribili), in tarda mattinata molliamo gli ormeggi. (Luciano non viene con noi perché va a Porto Corallo dove tiene la sua barca a motore, lo Juhu, non senza prima prestarci le due canne da pesca che ha a bordo dello Juhu).

La giornata è grigia e piovosa; appena fuori dal porto capiamo che non sarà una navigazione tranquilla: mare molto formato con onda incrociata prevalentemente di poppa.

Al traverso di Capo Carbonara, scapolando l’Isola dei Cavoli, becchiamo un mare di poppa con onde che sembrano pinnacoli come raramente ci è capitato vedere; procediamo a motore causa il vento non ancora dichiarato ma poi, allontanandoci dalla costa, il vento si dichiara al traverso e Ultimate riesce a filare a oltre 7 nodi e, seppure molto sbandati, la navigazione è più confortevole e sicura (nonostante la pioggia quasi sempre presente

Per la verità un po’ timorosi lo siamo: non conosciamo i limiti della barca e soprattutto siamo preoccupati della tenuta delle attrezzature alle quali il precedente proprietario non ha certamente dedicato molta cura e attenzione.

Una cosa che, anche se non ci turba più di tanto, si rivela molto fastidiosa è il timone: esageratamente duro tanto che il pilota automatico non ce la fa a governare e siamo costretti a fare i turni al timone

Fortunatamente siamo in cinque e oltretutto scopriamo che Andrea, probabilmente per combattere il mal di mare, diventa un tutt’uno con la ruota facendo turni continuati di parecchie ore mentre noi, oltre a dormire, ci dedichiamo ad altre attività quali mangiare, bere e…pescare!

La nostra avventura con Ultimate inizia infatti sotto i migliori auspici: un bellissimo (e buonissimo) tonno viene ferrato. Abbiamo dimenticato di farci dare da Luciano il raffio, cerchiamo di costruirne uno utilizzando una grossa vite legata al mezzo marinaio ma al momento buono capiamo che usando quell’attrezzo come raffio probabilmente non saremmo certo riusciti a salpare il tonno ma solo ad agevolargli la fuga. Dino sulla plancetta di poppa e Riccardo con in mano la lenza riescono a completare l’opera issando in coperta il tonno che, prontamente pulito e sfilettato, viene posto a giacere nel capiente frigorifero di Ultimate.

(successivamente abbiamo cercato di convincere Luciano a lasciarci la canna secondo il detto che “canna che prende non si rende” ma senza apprezzabili risultati. Luciano infatti dice che “canna pescante torna a casa festante”)

La grossa vite che volevamo usare come raffio, in mancanza di un cavatappi a bordo ha trovato comunque un impiego molto utile…

Al mattino del giorno successivo siamo in vista di Ustica.

Il mare e il vento si calmano un po’, spunta anche un po’ di sole e la navigazione procede sempre a vela ma più tranquilla. Vorremmo fermarci a Ustica per una breve sosta ma la forte risacca e le ridotte dimensioni del porto ci consigliano di tirare diritto… Pazienza, puntiamo su Lipari dove dovremmo arrivare nelle prime ore del mattino successivo.

Sono le 4 e 30 del giorno dopo e ci avviciniamo a Lipari dove ci apprestiamo ad ormeggiare all’inglese sulla banchina a fianco dell’attracco dei traghetti. Neanche abbiamo finito di legare le cime che arrivano due Carabinieri su una Punto i quali ci dicono che lì non si può stare e che dobbiamo andare al Porto Pignataro (circa un miglio più a Nord) e comunque, tanto per non sbagliarsi e per occupare un po’ del loro tempo vista la scarsissima affluenza di diportisti all’inizio di novembre e soprattutto a quell’ora della notte, ci chiedono di controllare i documenti personali e della barca.

A questo punto, a causa anche della risposta negativa dei due Carabinieri alla richiesta di Riccardo di accompagnarci in macchina alla ricerca di un bar dove prendere un caffè (!), decidiamo di tirare dritto e non perdere tempo a raggiungere il porto. Molliamo quindi gli ormeggi e riprendiamo la navigazione verso la nostra meta. Il vento, sempre sui 30-35 nodi un po’ di bolina e un po’ al traverso, ci consente di navigare veloci, a volte a tutta vela, a volte con una mano di terzaroli e con il genoa un po’ rollato.

Verso mezzogiorno, attraversato lo Stretto di Messina sotto la pioggia, decidiamo di entrare nel porto di Reggio Calabria per una breve sosta, cucinare una pasta e gustare i filetti di tonno impanati col sesamo che Dino sa cucinare meravigliosamente.

Proprio mentre stiamo ormeggiando si scatena un forte acquazzone; neanche finito di legare le cime si presenta un’auto della Capitaneria con un paio di capitanieri (si chiamano così? Oppure agenti, funzionari, bo???) uno dei quali, senza uscire dall’auto e tirato giù il finestrino, ci intima di andarcene perché “qui non si può stare!” e, forse deve essere colpa delle nostre facce poco raccomandabili, ci chiede pure lui di mostrargli i documenti nostri e della barca.

Non contento minaccia di farci una mega multa a causa del fatto che siamo entrati in porto senza preavvertire per radio con una chiamata sul Ch 16 (il VHF peraltro non era funzionante…). Alla fine riusciamo a spuntare il permesso di stare lì una mezzoretta giusto per una pasta ma poi, si sa, la mezzoretta diventa un paio d’ore…

Ripartiamo costeggiando la Calabria Jonica, il tempo si mantiene brutto, il vento dominante è da sud-est, quindi dalla bolina larga al lasco con una bella onda formata e Ultimate continua a filare sempre ad almeno 7 nodi, sotto la pioggia e con una/due mani di terzaroli e il genoa un po’ rollato…Ah, il timone: evidentemente il movimento di rotazione dell’asse e l’azione lubrificante dell’acqua hanno sbloccato l’asse del timone che ora è diventato molto più morbido e il pilota automatico ce la fa benissimo a governare. Tanto Andrea sta meglio, il mal di mare gli è passato!

A notte fonda passiamo il golfo di Squillace che non si smentisce: “il golfo di Squillace dove il vento mai tace”. Becchiamo infatti rafficoni a oltre 35 nodi, falchetta in acqua e Riccardo che dorme sul divano in dinette finisce a pagliolo!

Dino e io ci guardiamo soddisfatti consci del fatto che, se avevamo delle preoccupazioni sulla tenuta di vele e attrezzature, questo si può ritenere un collaudo sufficientemente severo

E’ mattina quando arriviamo nella zona di Capo Colonna e, al confine con la zona della riserva di pesca delimitata da grosse boe gialle, due belle e coloratissime lampughe abboccano contemporaneamente al rapala della lenza che Riccardo aveva filato a poppa. Un po’ a causa della concitazione e un po’ per la mancanza del raffio, una delle due si slama ma l’altra finisce presto in tavola sotto forma di carpaccio.

Entriamo nel grande bacino del porto commerciale di Crotone sotto una pioggia battente e, sempre sotto una pioggia battente, Ultimate viene alata e messa a riposare su un sicuro invaso nel cantiere Porto Vecchio Service di Elio Balzano.