Risalita del Rio Dulce e Goodbye Ultimate 19/3/2016

Espugnato l’ingresso al Rio Dulce: questa è la scena:

Noi due belli gasati pronti a passare la barra (basso fondo) che si trova alla foce del Rio Dulce e che si estende per oltre 400 mt.

Individuato percorso consigliato da altri e ben più accreditati navigatori (partire lasciando la boa a sinistra e proseguire con rotta 225•), attendiamo l’ora più propizia per l’alta marea (15,30 UTC)

Vediamo due barche, una che entra e l’altra che esce, passare molto più a sinistra senza apparenti problemi, ma noi vogliamo dare fiducia a chi ci ha fornito le notizie (…?…)

Io al timone che, indossata una bandana (vi sono filmati per documentarlo…), al grido “banzai” !!! mi lancio a tutta velocità col motore a 3.000 giri e 8 nodi di velocità.

L’euforia dura poco: la barca incontra un basso fondo (per fortuna di fango) e rallenta fino quasi a fermarsi.

Riusciamo comunque, scavando un bel solco nel fango, a muoverci di pochi decimi di nodo ma alla fine dobbiamo desistere anche perchè il tratto da superare è lungo qualche centinaio di metri. Meno male che é arrivato Hector (simpatico “avvoltoio” locale…) che con il suo barcone (messo da lui) e 60 $ (messi da noi) ci ha trainati dentro.

L’avvenuto ingresso nel Rio Dulce è stato comunque celebrato con una bottiglia di ottimo champagne.

la boa…                                           i quetzal, i tipici uccellini

Risalendo il Rio Dulce, dopo la prima parte veramente spettacolare con le rive del fiume ricchissime di vegetazione che strapiombano a picco sull’acqua, ci siamo fermati per la notte a Texan Bay, una piccola ansa con un pontiletto e la possibilità di ancorarsi in mezzo ad una fitta vegetazione di mangrovie e ninfee.

Il giorno dopo siamo finalmente arrivati a destinazione ed abbiamo dato ancora proprio di fronte ai due marina che hanno la possibilità di tirare Ultimate in secco.

Sono il RAM Marine ed il Nanajuana (non si pronuncia alla piemontese come MariaGiuana ma, ovviamente alla spagnola: Nanaçuana, con la C aspirata…).

Alla fine, abbiamo scelto il RAM Marine per i maggiori servizi a terra e la movimentazione della barca fatta con un travel-lift molto più sicura considerato il dislocamento di Ultimate che se non arriva alle 20 tons, poco ci manca.

Tirata la barca a terra, in 3-4 giorni di duro lavoro combattendo il caldo feroce e i milioni di zanzare, tutto è in ordine, pulito e lavato. Vele e bimini smontati, attrezzature di coperta e strumentazione ricoverate sotto coperta, drizze e cime varie sfilate e sostituite da testimoni. Abbiamo anche montato un grosso telo di protezione, naturalmente fatto su misura.

Da Gibilterra, all’inizio di settembre, abbiamo percorso più di 7.000 miglia (circa 14.000 km), la barca si è comportata splendidamente senza il minimo problema, come del resto gli equipaggi che via via si sono succeduti a bordo.

È il 19, la barca è pronta ma il costo del volo partendo al 21 è decisamente più conveniente e decidiamo quindi di fare i turisti per un paio di giorni andando a visitare Antigua (una vecchia città con vestigia del periodo della conquista spagnola) e poi a Città del Guatemala da dove

partiremo alla volta di Milano con scalo a Miami e Madrid.

Ma questa è un’altra storia…

Ciao Ultimate !

Arrivederci, se Dio lo vorrà, all’anno prossimo !