Los Roques – Bonaire 20/01/2016

Partiti da Los Roques subito dopo cena, spinti dal solito levante circa 15 nodi issiamo il jennaker che terremo a riva fino all’arrivo e maciniamo le oltre 110 miglia che ci separano da Bonaire in poco meno di 18 ore.

Sulla nostra rotta si trovano le isole Aves (di Barlovento e di Sotavento) poco più di uno scoglietto che riusciamo a malapena ad intravedere all’alba.

Per evitare le isole siamo saliti un po’ sopravento verso Nord e al traverso di Sotavento (quella più a Ovest) strambiamo mure a sinistra e ci troviamo praticamente in rotta per la punta sud di Bonaire.

Luna piena, mare quasi calmo, velocità 6-7 nodi, la navigazione è bellissima.

Avvistiamo Bonaire solo quando mancano poche miglia. In effetti Bonaire è un’isola molto bassa, soprattutto nella parte sud dove la presenza di alcuni stagni giustifica le alte dune bianche che si avvistano per prime e altro non sono che cumuli di sale con rampe di carico per le navi.

cronologico 059.jpg

Ci dirigiamo verso Krawendjick il porto principale dell’isola dove prendiamo un gavitello proprio di fronte alla città. Bonaire è un protettorato olandese e sembra di essere in Europa.

Altro che Los Roques! un altro pianeta! : auto, motorini, negozi, gelateria, bar, ristoranti, nave da crociera a 100 mt da noi… superfluo dire che Los Roques era molto meglio!

img_1353

Luca e Francesco partiranno lunedì e domani noleggeremo un’auto per visitare l’isola sperando che la parte a nord, parco nazionale, sia migliore.

25/1/2016: Fatta escursione in tutta l’isola, compresa la parte nord, quella destinata a parco naturale.

Percorrendo alcune strade, anche sterrate che si snodano in un paesaggio collinare brullo, roccioso e terroso in cui l’unica vegetazione è costituita da arbusti e cactus, arriviamo all’ingresso del parco dove troviamo:

Una tettoia “drink and food” un po’ scalcinata e non in funzione

Un parking con due o tre auto

Una casetta che funge da museo dove fanno bella mostra di se alcune conchiglie, alcuni piccoli nidi di uccelli, un po’ di minerali (pietre), alcune foto, la storia di Bonaire dai tempi della preistoria ai giorni nostri

Un botteghino per la vendita dei biglietti di ingresso al parco alla modica somma di $ 25 a testa

Ovviamente di entrare non ci è nemmeno passato per l’anticamera del cervello.

Nel registro dei visitatori, oltre alla mia firma ho scritto “W l’Italia”, ma non per spirito xenofobo ma semplicemente volendo sottolineare l’abissale differenza tra il patrimonio artistico, culturale e architettonico che la nostra Bella Italia possiede (e che purtroppo non viene valorizzato e gestito come dovrebbe…), in contrapposizione con altre realtà, molto più “misere” e soprattutto meno genuine che molto spesso troviamo in giro per il mondo e che vengono vanamente enfatizzate !

L’isola di Bonaire resta comunque una importante tappa nella navigazione dei Caraibi verso Ovest, molto frequentata dai surfisti e dagli amanti del kitesurf

IMG_1356.JPG

e soprattutto dai praticanti degli sport subacquei (come alcuni cartelli stradali confermano…!).

IMG_1368.JPG

Molto fotografati i fenicotteri che abitano la parte paludosa a sud dell’isola e gli iguana che si trovano un po’ dappertutto.

Molto apprezzati (soprattutto dopo gli scarsi rifornimenti che avevamo trovato a Los Roques) i numerosi supermercati molto ben forniti ma carissimi! Apprezzatissimo il filetto al pepe che Luca ci ha cucinato prima del suo rientro, insieme a Cesco, in Italia.