Le isole San Blas e i Kuna 25/2/2016

Sono quasi 15 giorni che gironzoliamo avanti e indietro per l’arcipelago costituito da circa 400 isolette: ce n’è per tutti i gusti…

Alcune info di carattere generale:

L’arcipelago si estende da Est a Ovest a nord della costa panamense per una trentina di miglia ed è protetto per tutta la sua estensione da una barriera corallina esterna dove il mare aperto frange fragorosamente.

Le isole sono raggruppate in diversi gruppi all’interno dei quali la navigazione è particolarmente delicata e può per lo più essere fatta solo di giorno quando, oltre alle indicazioni della cartografia (non sempre precise), si può contare sull’individuazione visiva dei reefs. In molti casi la navigazione è un vero e proprio slalom.

Tra tutte le guide e cartografie dell’arcipelago vale citare la guida, scritta in inglese dal navigatore tedesco Eric Bauhaus, che descrive molto dettagliatamente i principali ancoraggi e passaggi fornendo i percorsi con relative coordinate ed è corredata di utilissime fotografie.

I vari gruppi di isole sono separati da canali di navigazione abbastanza sicuri e senza particolari pericoli, con fondali che variano da 7-8 mt a non più di 30.

I fondali poi, in prossimità dei reefs variano in maniera repentina: ci sono vaste estensioni di bassi fondi con meno di 1 metro d’acqua che improvvisamente sprofondano a oltre 10 metri.

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Perticolare attenzione si deve porre, navigando in acque poco profonde, alla presenza delle teste di corallo, veri e propri macigni costituiti da corallo e ricoperti esteriormente di concrezioni a forma di serpentina che ricordano la figura di un cervello tanto che si sono guadagnati l’appellativo di “cerebriformi”.

Tutte queste repentine variazioni di profondità creano dei meravigliosi giochi di colore dal blu intenso, all’azzurro, al verde…il tutto incorniciato da spiagge bianchissime e alte palme da cocco.

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Ora siamo ancorati di fronte all’isola Porvenir, a un centinaio di metri dalla fine della pista (!) dell’aeroporto. Alle nostre spalle l’isola Wichubhuala, un agglomerato di capanne e palafitte dove vivono forse 200 Kuna e dove si trovano anche alcuni negozi (!).

Le case sono capanne con le pareti di bambù, il tetto di paglia e il pavimento in terra battuta. All’interno, per quel poco che abbiamo potuto vedere passando, poche misere suppellettili. I letti non ci sono, i Kuna dormono nelle amache… (forse la loro bassissima statura è causata anche da questo fatto).

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Siamo sbarcati con il nostro tender a pomeriggio inoltrato. Gli uomini erano radunati davanti ad un emporio sotto un porticato a bere birra e ad ascoltare musica latino americana a tutto volume.

Le donne lungo i vicoletti, sedute di fronte alle proprie capanne, erano intente a cucire e preparare oggetti di artigianato mentre intorno a loro i bambini giocavano e correvano liberi.

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Parlando con una donna Kuna dalla quale abbiamo acquistato un po’ di prodotti di artigianato locale e che (forse proprio grazie alla spesa totale di quasi 200 $ !) si è dimostrata disponibile a darci delle informazioni, abbiamo appreso che le isole sono, almeno in parte, di proprietà privata e appartengono di solito ad un gruppo di tre o quattro famiglie che le usano come una vera e propria attività commerciale: abitualmente risiedono nelle isole più abitate ma a turno si trasferiscono sull’isola di loro proprietà per un paio di mesi e vivono vendendo ai pochi turisti i loro prodotti.