Il cantiere di Crotone

Perchè a Crotone?

A Crotone, visto lo scarso utilizzo che ne faceva durante l’anno, Dino aveva portato il Camelot lasciandovelo in secca per oltre un anno (a parte il periodo estivo per una crociera in Grecia) prima di venderlo a Enrico, un medico di Crotone diventato poi nostro buon amico.

In questo periodo Dino aveva apprezzato la cordiale ospitalità dell’organizzazione del cantiere e di tutte le persone, dipendenti del cantiere, artigiani o semplicemente amici, che gravitano intorno al cantiere stesso. Oltre naturalmente ai costi che, paragonati a possibili alternative logisticamente più vicine (Genova o similari), sono comunque risultati molto più convenienti.

Nonostante la distanza da casa di oltre 1.200 Km, la possibilità di fare autonomamente tutti gli interventi di restauro e manutenzione sia interni che soprattutto esterni quali sabbiatura, verniciatura, rifacimento della coperta in teak etc. che in altri cantieri avrebbero richiesto formalità molto più complesse o che addirittura non ci sarebbero stati permessi, ha reso la scelta di Crotone decisamente più conveniente

Non si pensi che il cantiere di Elio sia una specie di antro di Polifemo, sporco e disordinato, con le barche accatastate malamente su invasi pericolanti come a volte capita di vedere in cantieri anche a latitudini meno sospette!

Tutt’altro: l’area di cantiere è tutta asfaltata e viene costantemente mantenuta pulita e ordinata così come la zona per il lavaggio delle carene e la vasca di raccolta delle acque. Tutto il cantiere è recintato ed illuminato, non abbiamo mai avuto significativi problemi inerenti la sicurezza e, soprattutto da parte degli artigiani locali, nonostante quasi tutti i lavori siano stati eseguiti da noi, c’è stata la massima collaborazione.

Grazie alle indiscusse capacità professionali di Dino ed alla sua disponibilità, non solo abbiamo potuto utilizzare liberamente tutte le attrezzature del cantiere ma abbiamo avuto libero accesso sia all’officina che, soprattutto, alla falegnameria che abbiamo potuto usare a nostra discrezione in ogni momento.

In oltre un anno e mezzo di permanenza a Crotone, Dino, soprannominato “O Cardinale” , ha saputo farsi ben volere da tutti ed è diventato un importante punto di riferimento del cantiere venendo spesso chiamato in causa per dispensare consigli o aiuti per la soluzione di ogni problema tecnico, soprattutto se inerente lavori di falegnameria, o anche solo per chiedergli in prestito qualcuno dei tantissimi utensili e attrezzature che facevano parte della dotazione che ci siamo portati a Crotone.

In previsione della lunga durata dei lavori (tanto più che la realtà, come spesso accade, ha superato di gran lunga ogni previsione…), ci siamo organizzati con:

– Scalandrone metallico autocostruito trasportato a pezzi da Alessandria e assemblato sul posto. (Senza una scala comoda non sarebbe stato pensabile salire e scendere migliaia di volte su e giù dalla barca…).

– Box in lamiera tagliato a pezzi per esigenze di trasporto e riassemblato sul posto. Il box è stato rimontato nel cortile della falegnameria del cantiere ed utilizzato per il rimessaggio di tutti i materiali e le attrezzature.

– Struttura di copertura per la barca indispensabile per consentirci di lavorare al coperto per tutte le operazioni relative al rifacimento della coperta in teak e fino a che la barca non è stata in grado di tenere la pioggia senza infiltrazioni. La struttura è stata realizzata con centine di tubi da irrigazione collegate da pali in legno mentre la copertura era costituita da un telo pubblicitario che un amico di Torino aveva utilizzato per la protezione di un ponteggio per i lavori di una facciata (sul telo era riprodotta una gigantesca pubblicità della Ferrero con dei cioccolatini Ferrero Rocher di dimensioni mastodontiche…!). La struttura è rimasta in piedi (o quasi) da novembre 2011 all’estate 2012 ed ha incredibilmente resistito a forti nubifragi e botte di vento fino a oltre 60 nodi!