Da Curaçao alle San Blas 28/01/2016

Cronaca della traversata da Curaçao alle Isole San Blas (Panama) circa 700 mg

Verso le 14 lasciamo Spanish Bay. Solito levante 25-30 nodi e onda.

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Poi cala e riusciamo a tenere il genoa tangonato.

La rotta sarebbe intorno a 280° ma preferiamo tenerci un po’ più alti e discosti dal Venezuela e dalla Colombia per evitare brutti incontri e andiamo per 300° costeggiando la costa SO di Curaçao e NE di Aruba. Sempre per lo stesso motivo teniamo le luci spente salvo controllare spesso col radar la presenza di altre navi.

Notiamo infatti sul radar un’imbarcazione che sta sempre a un paio di miglia da noi, anch’essa senza luci e senza segnale AIS. Ad un certo punto si avvicina a meno di mezzo miglio e, proprio mentre iniziamo a preoccuparci, accende un faro lampeggiando ripetutamente e chiamandoci per radio…Era il guardiacoste! Ci hanno fatto il terzo grado chiedendoci tutte le informazioni possibili e immaginabili controllandole con i dati che avevamo comunicato alle autorità portuali di Curaçao e poi, resisi conto della nostra “innocenza” (in tutti i sensi), ci hanno lasciati augurandoci buona navigazione.

Risolto questo problemino la nottata si è conclusa con un minestrone che abbiamo mangiato come degli equilibristi per il notevole schekeramento causa il mare molto mosso…

Ora, mentre sto scrivendo, è quasi mezzogiorno, il mare si è calmato abbastanza, abbiamo strambato e stiamo andando per 260°, sempre distanti almeno una cinquantina di miglia dalla costa.

Sta per concludersi la prima giornata di navigazione con una percorrenza di circa 170 miglia.

Per le San Blas ne mancano ancora più di 530!

Riemergo in pozzetto e immediatamente si susseguono una serie di eventi:

-il mulinello della canna inizia a “cantare” e tiriamo su un bel Dorado di circa 4 kg

-Dino sta pulendo e sfilettando il Dorado. L’esca artificiale della canna, con la quale abbiamo appena ferrato il dorado, ciondola a filo d’acqua a un paio di metri dalla barca. In diretta vediamo un altro pesce molto più grande che abbocca all’esca artificiale mezza fuori dall’acqua ! Probabilmente è un marlin, che si tira via buona parte del filo. Date le dimensioni del pesce bisogna fermare la barca arrotolando il genoa ma l’operazione ci trova impreparati e richiede più tempo del previsto e il pesce strappa tutto.

– mentre si va a prua per sistemare il tangone ci accorgiamo che l’avvolgifiocco ha perso le biglie di un cuscinetto. Non abbiamo i ricambi, vedremo. Per ora siamo senza genoa ma per fortuna il vento non rinforza e possiamo issare il jennaker.

Il carpaccio di Dorado è ottimo. Per cena pizza al taglio !

30 gennaio. La navigazione col jennaker è proseguita per tutta la notte; a mezza mattina il vento ruota un po’ di prua e il jenny si sgonfia e poi, rigonfiandosi, esplode e finisce in acqua. Lo recuperiamo modello rete a strascico e issiamo randa e trinchetta. Filiamo di nuovo a 7-7,5 nodi. 

Per le San Blas mancano ancora più di 400 miglia

Il vento rinforza e di conseguenza anche l’onda. Con punte vicino a trenta nodi riduciamo la randa e, prima della notte, prudenzialmente la ammainiamo del tutto restando con la sola trinchetta tangonata.

E bene che abbiamo fatto!: a dispetto delle previsioni che davano 20 nodi in calo, leggiamo una punta di 38 nodi con onde spettacolari che per fortuna non frangono sulla nostra poppa (o almeno non tutte…).

A mezzogiorno del 31 mancano circa 230 miglia e continuiamo con una navigazione tutto sommato sicura anche se con un notevole rollio.

Il vento diminuisce un po’ e oltre alla trinchetta riusciamo a issare la randa con due mani. All’una di notte del 1 febbraio mancano 120 miglia.

Per fortuna il vento e poi anche l’onda calano e appena fa giorno issiamo il jennaker (quello di scorta…) e, non senza qualche vicissitudine ed acrobazia, lo teniamo fino a sera.

Purtroppo ci tocca atterrare col buio e per di più in una zona a noi sconosciuta e piena di secche ed insidie…

Prendiamo tutte le precauzioni possibili, verifichiamo le posizioni del GPS con quelle della cartografia e finalmente, con qualche apprensione, ci addentriamo nell’intricatissimo arcipelago a ridosso di un isolotto chiamato Miriadiadup dove poco dopo mezzanotte ora locale caliamo l’ancora in un buio totale a fianco di altre due barche (700 miglia, circa 107 ore).

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La barca è finalmente ferma e non rolla più, ci concediamo una abbondante spaghettata aglio e olio annaffiata con un buon prosecco e ci tuffiamo in cuccetta…

Siamo curiosi di vedere cosa si presenterà ai nostri occhi domattina al nostro risveglio.

Il seguito alla prossima puntata.

Roberto e l’equipaggio di Ultimate