Da Bonaire a Curaçao 26/01/2016

Partiti i nostri due amici, cena a base di cassoulet (pietanza francese con fagioli -tanti- e carne di maiale, certamente più adatta a rifugi alpini che a climi caraibici) che Luciano aveva comprato a Martinica, sveglia puntata alle 2,00 e partenza alla volta di Curaçao.

Subito 15 poi 20 poi 25 nodi con un mare ben formato, solo col genoa arriviamo a Curaçao verso le 8 dopo aver percorso una quarantina di miglia.

Curaçao è un’isola molto particolare, completamente diversa da Bonaire.

Molta più ricchezza, più attività; il turismo, componente importante dell’economia dell’isola, non è legato solo al transito delle navi da crociera. Alcune raffinerie poi, rendono Curaçao un importantissimo centro nevralgico e commerciale di tutti i Caraibi.

 

La città principale, Willemstadt, è attraversata da alcuni canali ed è divisa in due parti, Punda e Otrabanda, collegate da un altissimo ponte per il transito dei veicoli e da un ponte galleggiante per il transito esclusivamente pedonale. Il ponte galleggiante, che appoggia su una serie di pontoni, viene aperto ogni qualvolta qualche imbarcazione o qualche nave deve passare. E’ incernierato da una parte e ruota sospinto da una semplice elica azionata da un motore (come se fosse una barca…).

Sulle rive del canale edifici coloratissimi in stile olandese, tavolini ed ombrelloni di bar e ristoranti, banche, negozi.

Lungo un canale laterale c’è un caratteristico mercato galleggiante dove si vende pesce e prodotti ortofrutticoli; le bancarelle sono sull’argine del canale mentre immediatamente dietro vi sono delle barche che i venditori usano per trasportare i loro prodotti dal vicino Venezuela.

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Poiché all’interno della rete di canali e lagune di Willemstadt non si può ancorare e, oltre ad un piccolo marina con una ventina di posti, non vi è la possibilità di sostare, siamo andati a Spanish Bay, una ampia rada costituita da una laguna con molti fiordi, canali, isolette e bassifondi che si trova una quindicina di chilometri a sud della città.

Peccato che tutti gli uffici (dogana, immigrazione, territorio…) si trovino a Willemstadt, il che ci ha costretto a noleggiare un’auto anche per poter più agevolmente fare cambusa.

Ora il vento sta soffiando abbastanza forte (ovviamente sempre da Est) con mare formato e stiamo tenendo d’occhio l’evoluzione del meteo in quanto la nostra prossima tappa sarà l’arcipelago delle San Blas (Panama) che dista circa 600 miglia senza scalo.

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A rileggerci al prossimo aggiornamento, suppongo dalle San Blas.