Finalmente le Azzorre !

E’ il 7 maggio, dopo quasi 12 giorni di navigazione, senza vedere altro che mare e onde, onde, onde alte come palazzi, siamo in prossimità della terra!

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Per la verità già prima dell’alba eravamo riusciti come incantati ad intravvedere i bagliori delle luci di Horta, e con i primi chiarori del giorno siamo riusciti a distinguere la sagoma delle alture di Fajal e di Pico, due delle isole delle Azzorre più vicine alla nostra rotta.

Sono le 7,30, il mulinello della traina che Riccardo ha da poco calato si mette a cantare: un pesce! In questo caso scatta una procedura ormai consolidata: riduzione o ammainata della vela, accensione motore, acchiappo rapido della cintura per fissare il fondello della canna, innaffiatura con la pompa acqua di mare della coperta a poppa (per evitare di macchiare il teck col pesce) e successivo recupero del filo e raffiatura della preda.

Un bel tonno alalunga di circa 6 Kg ci ha dato il benvenuto alle Azzorre e viene rapidamente issato a bordo.

Siamo a circa 1 miglio da terra, l’ingresso del porto di Horta è subito dietro il capo, il vento si è un po’ calmato mentre le onde sono ancora ben formate: consideriamo formalmente conclusa la traversata e a motore entriamo nel grande avamporto di Horta.

Chiamata per radio la direzione del porto, ci viene indicato dove accostare per le formalità di dogana, immigrazione etc. e, finalmente, scendiamo a terra. La prima sensazione è di sollievo ma subito sopravviene il cosiddetto “mal di terra”: ci trasciniamo nei vari uffici dove dei funzionari gentilissimi ci controllano passaporti e documenti della barca ma poi, paradossalmente, non vediamo l’ora di ritornare in barca…

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In barca, naturalmente, non poteva mancare un brindisi per la conclusa avventura! (da notare la bottiglia di prosecco,imbarcata in Italia a Luglio 2015,ci ha seguito avanti e indietro per i Caraibi per oltre 14.000 miglia!).

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Horta è per tradizione tappa obbligata delle traversate atlantiche di rientro: molte barche, un po’ di tutti i tipi, nuove, vecchie, grandi, più piccole della nostra… si capisce comunque che questo è un porto di veri marinai, l’atmosfera è piacevole, si diventa subito amici, ognuno ha la sua storia da raccontare, spesso seduti ai tavoli di Peter, il bar del porto, davanti ad una birra.

Trascorriamo alcuni giorni a Horta: ci riposiamo, sistemiamo e ripuliamo la barca, spendiamo una fortuna di lavanderia per lavare biancheria, cuscini, lenzuola, etc. etc.

Riccardo rientra a Torino il 9 maggio (a causa di problemi tecnici all’aeroporto di Lisbona ci metterà due giorni per arrivare) mentre io e Dino facciamo un giro dell’isola in scooter (freddo cane, pioggia, …).

Anche noi, come tantissime barche che hanno tappezzato i muri del porto con i loro disegni, lasciamo il nostro ricordo prima di salpare da Horta l’11 maggio alla volta di St Miguel a circa 150 miglia sulla strada per Gibilterra. Ancora un altro pezzettino di strada fatta!

 

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