La nostra traversata Bermuda-Azzorre

Alcuni dati:

  • Partenza: canale ingresso Isola di Saint George (Bermuda)
  • Arrivo: Porto di Horta isola di Fajal (Azzorre)
  • Rotta: 78°
  • distanza 1.787 mn
  • miglia percorse sull’acqua (log):1.790 (mediamente la corrente è stata a favore di qualche decimo di nodo)
  • miglia percorse sulla terra (GPS): 1.870 (il nostro percorso non è ovviamente stato “dritto per dritto” ma all’inizio siamo saliti verso Nord per raggiungere più rapidamente la zona di cambio di vento e la perturbazione proveniente da W)
  • velocità del vento: mai inferiore a 20 nodi, quasi sempre 30-35, punta max 48 nodi
  • altezza onde: mai inferiore a 3-3,5 mt, punta max da info meteo 6,5, altezza max secondo nostra stima 8,0 mt.
  • tempo impiegato (dalle 13,30 del 25/4 alle 07,30 del 07/5): 282 ore
  • media sulla distanza: 6,34 nodi.
  • Bordo mure a dritta dalla partenza fino alla prima strambata 4 giorni e 5 ore con una percorrenza sempre sullo stesso bordo di circa 620 mn.
  • gasolio consumato per propulsione: ZERO
  • gasolio consumato per servizi (generatore, riscaldatori webasto e dissalatore): circa 100 lt

Guasti:

-una enorme onda ha “schiaffeggiato” il sedere della barca ed ha allagato lo scarico dei webasto che, ovviamente si sono spenti e siamo restati al freddo. Successivamente abbiamo tirato fuori da un gavone un radiatore elettrico che abbiamo fissato sul tavolo della dinette ed alimentato col generatore di corrente. La stessa onda ha allagato il carteggio provocando il temporaneo disservizio del pc.

Per fortuna, a parte cose di poco conto subito riparate, non abbiamo avuto altri guasti o rotture contrariamente ad altre barche, da noi incontrate dopo l’arrivo a Horta, che hanno subìto guasti ben più gravi che le obbligheranno ad una sosta forzata di qualche settimana per le necessarie riparazioni.

Cucina:

  • nonostante le proibitive condizioni di equilibrio, Dino non ci ha mai fatto mancare pane fresco, focacce, pizze…
  • Tutti i giorni un paio di pasti caldi: a pranzo risotto, pasta, minestrone… a cena pesce(a seconda degli arrivi…) o carne o wurstel o frittata.
  • Quasi tutti i giorni aperitivo (Gin-tonic, Campari, mojito…) a seconda dell’estro di Riccardo.

Vita di bordo:

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  • qualsiasi attività richiede enormi sforzi e implica un notevole disagio: per muoversi all’interno della barca è necessario tenersi con due mani, Di mangiare seduti a tavola neanche a parlarne: si mangia seduti sul divano col piatto in mano. Si riposa, si legge, si fanno manutenzioni controlli e pulizie, si cucina e… si sparano milioni di c…te!
  • Per le ore notturne abbiamo stabilito tre turni di guardia di tre ore caduno: dalle 22,00 all’1,00, dall’1,00 ale 4,00 e dalle 4,00 alle 7,00. Visto che a timonare ci pensava il pilota automatico (molto meglio di noi soprattutto di notte e col mare mosso) soprannominato Ercole, il turno di guardia si risolveva nel controllare circa ogni mezz’ora sul radar la presenza di eventuali (quanto improbabili) incroci e, se necessario, svegliare un compagno per eventualmente effettuare una manovra quale un cambio di vela.

Aggiornamenti e condizioni meteo:

Disponiamo di un telefono satellitare col quale giornalmente inviavamo un messaggio codificato a Luciano Capello e Andrea Roses, due volonterosi e disponibili amici, indicando punto nave, rotta velocità etc. etc. Dopo aver consultato dei programmi meteo, ci rimandavano un messaggio codificato con le previsioni di vento e mare per i tre giorni a venire.

Questo sistema ci ha consentito di poter monitorare costantemente l’andamento delle condizioni meteo e adattare di conseguenza la nostra rotta.

A tale riguardo possiamo dire che le previsioni sono state assolutamente precise sia per quanto riguarda le variazioni della direzione e forza del vento che per lo stato del mare. Per la verità la forza del vento, rispetto alle previsioni è stata superiore di almeno del 20%.

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Contrariamente a quanto pensavamo, anche tenendo conto della vastità dello specchio acqueo (migliaia di miglia di mare aperto…), l’intensità del vento è molto “ballerina” e varia in continuazione costringendo a modificare senza sosta l’assetto delle vele. Soprattutto nelle ore notturne in un calo di vento non ci azzardavamo a srotolare il genoa aumentandone la superficie in quanto immancabilmente, nel giro anche solo di pochi minuti, sarebbe stato necessario ridurlo.

Considerazioni finali:

La traversata di ritorno è sicuramente un’esperienza dura e impegnativa, non solo fisicamente ma soprattutto psicologicamente.

Barca sbandata o in frenetico rollio, senza sosta, giorno e notte, con stoviglie, barattoli, ferri, attrezzature etc. che sbattono di qua e di là ad ogni onda,

Le ondate che comunque prima o poi in barca ci entrano, l’umidità, il freddo,

La stanchezza fisica e il riposo insufficiente o comunque non appagante (ad esempio il giubbino salvagente viene sempre indossato, anche in cuccetta),

Una certa apprensione (non parlo di paura, solo apprensione), costantemente latente, che ti fa pensare a quali potrebbero essere le conseguenze di un guasto serio o di un’emergenza, in un tratto di mare abbastanza fuori dalle rotte maggiormente battute e distante centinaia di miglia dalla terra più vicina,…

Ognuno di noi vive queste problematiche in modo soggettivo attribuendovi valori diversi e sta di fatto che comunque, dopo giorni e giorni non vedi l’ora di arrivare e non sogni altro che di posare i piedi su qualcosa di stabile.

Ho letto i racconti di alcune traversate dove si enfatizzavano gli aspetti romantici della navigazione: i tramonti, le stelle, i delfini, etc. etc. Posso dire che nel nostro caso c’è stato ben poco di tutto ciò: la traversata è stata così rapida ed intensa da non lasciarci troppo tempo per “sognare”.

Fortunatamente abbiamo sempre avuto vento e le onde, anche se altissime, ci hanno sempre spinto nella giusta direzione. La traversata conclusa tutta a vela, in meno di 12 giorni con una media di quasi 6,5 nodi stanno a testimoniare che, soprattutto con una barca pesante come Ultimate, abbiamo compiuto un’impresa di tutto rispetto!

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