Bermuda… perchè no?

 

Partiti come da programma al mattino del giorno di Pasqua, la prima difficoltà che dobbiamo superare è l’attraversamento del canale nell’isola di Eleuthera (dove abbiamo passato gli ultimi giorni alle Bahamas) che mette in collegamento la parte sud dell’isola con il mare aperto.

Orbene, a parte il fondale particolarmente basso nella parte di avvicinamento (sull’ecoscandaglio abbiamo letto 2,6 mt, profondità che corrisponde ad un margine di sicurezza di soli 20 cm, e ciò nonostante il picco di alta marea…), nel tratto più stretto del canale, proprio a causa della marea, ci siamo trovati con una corrente contraria di circa 3 nodi e solo con una energica smotorata siamo riusciti a governare la barca e uscire in acque più sicure.

La rotta “dritto per dritto” per le Azzorre sarebbe di circa 70° con una distanza di oltre 2.600 miglia ma, come accade quasi sempre a questi sciagurati dei velisti, il vento arriva proprio da NordEst e ci tocca bolinare contro 15-20 nodi di vento per oltre due giorni.

Per fortuna il vento si raddrizza un po’ e riusciamo nei primi tre giorni a mettere nel cassetto un avvicinamento di circa 300 miglia. L’andatura non è delle più agevoli ma Ultimate ci regala tante comodità che ci fanno meglio sopportare i disagi. In particolare i turni di guardia durante la notte (un turno di tre ore a testa) non sono troppo faticosi e, visto che a timonare ci pensa Ercole, il nostro pilota automatico, si riesce anche a schiacciare qualche breve pisolino…).

 

Grazie alle preziose informazioni che riceviamo col nostro satellitare dagli efficientissimi amici Andrea Roses e Luciano Capello, che ci seguono da terra e con i quali abbiamo concordato un sistema di codifica di informazioni meteo per rendere più chiari e stringati i messaggi), decidiamo di alzarci verso Nord dove, in teoria, dovremmo trovare un nuovo vento da Ovest sicuramente più favorevole. La risalita purtroppo non è affatto facile: le doti boliniere di Ultimate e soprattutto un deciso salto di vento verso sinistra ci spingono a virare mettendoci mure a dritta perdendo così parte del guadagno fatto verso Nord.

Un vistoso calo di vento ci costringe ad accendere il motore per parecchie ore e ne approfittiamo quindi per risalire a nord. Finalmente il previsto vento da Ovest arriva abbastanza puntuale anche se solo di una decina di nodi che, anche se con qualche rinforzo, non ci consentono buone velocità essendo l’andatura di poppa.

Dopo un approfondito consulto, tenuto conto del fatto che la nostra rotta passa comunque non distante dalle Bermuda, decidiamo di farvi uno scalo tecnico. Per le Bermuda mancano circa 150 miglia che facciamo parte a vela con una rilassante andatura a farfalla con jennaker e genoa tangonato e parte a motore visti i frequenti cali di vento.

Tutto ciò non ci impedisce di pescare un bel dorado che ci scombina il menu della cena che era prevista con bistecche surgelate.

Abbocca anche un altro dorado e visto che ha le uova sperimentiamo per la prima volta la produzione della bottarga con la quale prepariamo una buonissima pasta (peccato on avere qualche pomodoro pachino…)

 

Arriviamo nel primo pomeriggio di Domenica 23 aprile, giusto una settimana dalla partenza nel corso della quale abbiamo fatto un avvicinamento di quasi 800 miglia.

Le esigenze dello scalo tecnico sono (non nell’ordine di priorità…): rifornimento di gasolio, acquisto di frutta, verdura e cibi freschi che a Eleuthera non abbiamo potuto trovare a sufficienza, scorta di tabacco e cartine (Dino e Riccardo per ingannare il tempo hanno “arrotolato” parecchio), acquisto di Bitter Campari (la presenza di Riccardo garantisce l’immancabile aperitivo giornaliero) e la necessità di reperire informazioni meteo locali in aggiunta a quelle trasmesseci giornalmente dai nostri due amici routiers.

Tutto ciò ci offre una buona occasione per visitare anche Bermuda. L’isola è molto abitata, costruita in modo ordinato e piacevole con piccole casette squadrate, il paesino di Saint George sembra un po’ il paese delle bambole.

 

Per combinazione arriviamo proprio il giorno di San Giorgio e, dopo esserci ormeggiati al pontile della Dogana (dove nell’ufficio Immigrazione in pochi minuti abbiamo sbrigato le solite formalità di ingresso), nel piccolo porticciolo troviamo la festa del paese. C’è una notevole animazione: musica, bancarelle, giochi e attività nautiche soprattutto per bambini… Insomma un’atmosfera festaiola e piacevole.

                                                                 Brutti ceffi alla gogna

Ci siamo ancorati subito fuori dal porto, con una dozzina di barche, tutte in transito e in attesa di fare la traversata o verso Est o verso Ovest.

 

La nostra tappa è capitata “a fagiolo”: per il 24 è previsto un rinforzo di vento proprio da Nord Est (guarda caso…) che dovrebbe mollare dal 25 e consentirci di partire.

Con un’ottima torta preparata da Riccardo, appena arrivati abbiamo pure festeggiato il mio compleanno (e quando mi capiterà più di compiere gli anni a Bermuda?…)

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e nella giornata di lunedì ci siamo dedicati alla pulizia e al riordino della barca, alle compere (prezzi da capogiro, al confronto le Bahamas sono a buon prezzo!), al pieno di gasolio (1,9 $ al litro!) e abbiamo pure noleggiato uno scooter col quale abbiamo un po’ gironzolato per l’isola che, al di là di ogni aspettativa si è rivelata bellissima.

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Acqua azzurra e cristallina come alle Bahamas ma, oserei dire, addirittura migliore data la presenza di rocce e di anfratti lungo la costa che offrono il riparo per centinaia di barche di fronte a simpatiche e belle villette che costellano tutto il perimetro dell’isola che ha comunque dimensioni di tutto rispetto.

Abbiamo anche fatto una capatina a Hamilton, la capitale, che è una vera e propria città con porto commerciale, alberghi e bellissimi negozi e dove tra poco più di 1 mese si disputerà la prossima tappa della America’s Cup.

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Ma noi non ci saremo…

Ci risentiamo (speriamo presto) a Horta.

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