La corrente di San Valentino e…le aragoste

Dopo una tappa a Isla Mujeres (dove ormai siamo di casa…) per gli ultimi acquisti (frutta, verdura etc.), partiamo al pomeriggio del 14 febbraio in direzione Cuba. Per la precisione Los Morros, sul lato Nord di Cabo San Antonio, la punta più occidentale di Cuba, dove contiamo di sbrigare le pratiche di ingresso.

Dritto per dritto sarebbero in totale circa 120 miglia . Dico sarebbero perchè di fatto, grazie alla forte corrente del Golfo del Messico, il log ne ha segnate 98!

Fortunatamente il vento, sempre sui 15 nodi con punte di 20, soffiava da SE ruotando poi nell’ultimo tratto da Sud, il che per la nostra rotta di 66° è stata una manna! Ma ciò che più ci ha aiutati è stata la corrente la cui componente in certi momenti aveva una risultante a favore di più di 4 nodi.

Il record è stata una velocità sul fondo di 9,4 nodi con una velocità sull’acqua di nemmeno 5 nodi. Lascio ovviamente immaginare lo stato del mare che ha in effetti lasciato dei segni sulle condizioni dell’equipaggio entrante…!

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Verso le 10 del mattino, dopo circa 15 ore di navigazione arriviamo a Los Morros: un molo di cemento perso nel nulla con a terra quattro case, ma veramente quattro, senza corrente elettrica, alimentate da un generatore.

Veniamo subito visitati in sequenza da:

  • il medico in camice bianco che dopo averci intervistato sulle nostre condizioni di salute, ci ha misurato la febbre. Tranquilli, il termometro era di quelli laser…
  • Il veterinario e il responsabile sanitario locale che, ispezionati cucina, bagni, frigoriferi etc. si sono accertati che le condizioni igienico sanitarie a bordo fossero accettabili.
  • Il comandante del distaccamento che ha controllato passaporti, lista equipaggio, documenti della barca etc. etc.

Tutto è risultato conforme e, a dispetto delle informazioni pessimistiche se non addirittura tragiche che avevamo raccolto, le pratiche si sono brillantemente concluse in un paio d’ore con il pagamento della tassa di ingresso di 63 dollari per la barca e verifica positiva delle tarjetas, che avevamo acquistato in Italia e che ci era stato detto che non sarebbero servite a nulla.

Le miglia da percorrere per arrivare in un posto dove poter far scendere i francesi (con relative pratiche burocratiche di “desarroyo”) sono ancora molte: svaeglia alle 2,00 e partenza per Cayo San Felipe, situato sulla costa Sud e distante circa 90 miglia e primo ridosso accettabile.

I 10 nodi di vento che è sorprendentemente girato da Ovest praticamente in poppa, non ci consentono però velocità decorose e la navigazione avviene praticamente tutta a motore con una leggera corrente a favore. Verso le 4 del pomeriggio arriviamo a Cayo San Felipe e ci ancoriamo in 3 metri d’acqua cristallina a ridosso di un piccolo reef semisommerso a circa 1 km dalla spiaggia.

Gilbert e Manon, anche per togliersi di dosso la stanchezza delle numerose ore di navigazione, fanno una rapida immersione vicino al reef: solite formazioni di corallo, soliti pesci colorati forse più numerosi del solito e…aragoste a decine!!! E tutto ciò in poco di 1 metro di profondità.

Verso sera vediamo partire dalla spiaggia alla nostra volta una barca ma, data la distanza, solo col binocolo riusciamo a capire che sono in due, a remi, su una vecchia e pesante barcaccia di legno. Si avvicinano dicendoci di essere preposti alla guardia del Parco Naturale di San Felipe e ci fanno le solite domande: quanti siamo, da dove arriviamo, dove andiamo…

Ci regalano anche un sacchetto con qualche coda di aragosta e ci chiedono in cambio qualcosa da bere. Mezza bottiglia di rum è stata sufficiente a renderli felici e ci hanno invitati ad andarli a trovare domani sulla spiaggi, cosa che abbiamo fatto: in effetti c’era una baracca in legno col tetto di paglia dove vivevano in quattro per presisiare il parco, controllare (?) i coccodrilli, che non abbiamo potuto vedere causa troppo fango nella palude, una dozzina di iguana tenuti come animali da cortile intorno alla baracca e tartarughe di cui per la verità non abbiamo visto traccia.

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Ci hanno regalato un altro sacchetto di code di aragoste il che non ci ha impedito un po’ più tardi di catturarne quattro belle grosse, praticamente a mani nude.

Il giorno dopo, verso sera, secondo raid e cattura (si fa per dire, era come essere al mercato…) di altri sei esemplari di buona taglia.

L’indomani sveglia alle sei e, ancora col buio, si salpa verso Isla de la Juventud.

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partire all’alba ha anche i suoi vantaggi…

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