A zonzo per Los Roques 20/01/2016

Risolto finalmente il problema gasolio (ora siamo pieni come un otre…) ci siamo spostati a Cayo pirata dove da pescatori locali abbiamo comprato 3 kg di aragoste e stavolta, comprandole direttamente, le abbiamo pagate un po’ meno: 3 $ al kg!

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Pranzato con pasta al pesto e carpaccio di bonito pescato al mattino nel breve trasferimento da Gran Roque a Cayo Pirata e poi ci siamo spostati a Cayo Francisqui subito a ridosso della barriera del reef dove passeremo la notte. Ci sono altre 5-6 barche ma, per motivi di sicurezza preferiamo così.

Aragosta lessa con maio e salsine, pane fatto da noi al forno e ananas al rum (non ci trattiamo male).

L’arcipelago è composto da isolotti o lingue di sabbia con pochissima vegetazione. Vi sono poi ampie zone di acqua bassa che si estendono per centinaia di metri.

Sabato ci siamo spostati a Cayo Los Viejos, un minuscolo isolotto di sola sabbia in mezzo ad una laguna con acqua azzurrissima e profonda mezzo metro che si estende per un paio di chilometri. Per arrivarci abbiamo dovuto navigare a vista facendo lo slalom tra le secche. C’erano alcuni turisti arrivati con due lance locali che verso le 17 se ne sono andati e siamo rimasti solo noi. E’ bellissimo: la barca è vicinissima a riva, sembra sospesa sulla spiaggia.

Poi ci siamo spostati in un’altra isoletta, Cayo Crasqui, dove abbiamo ancorato quasi a terra per poter pulire la carena che era molto sporca, ed infine siamo tornati a Gran Roque dove abbiamo cenato alla posada “al canto della balena” proprio sulla spiaggia.

Nei giorni a seguire siamo stati nelle isole più a ovest dell’arcipelago che sono anche le più belle:

Cayo de Agua: è un isola fatta più o meno come una corona circolare. All’interno ci sono reef, teste di corallo e secche. I colori sono meravigliosi; noi ci siamo ancorati vicino ad una lingua di sabbia che separa la parte interna dal mare aperto. Questa lingua di sabbia lunga circa 2-300 mt è larga circa 1 mt e fuoriesce dall’acqua di pochi centimetri ed è possibile camminarvi trovandosi con da una parte il mare aperto e dall’altra la parte interna della laguna. Coralli, pesci e razze in quantità. Su tutta l’isola solo noi è un catamarano tedesco .

Cayo Dos Mosquises: non è molto distante da Cayo de Agua ed era sede di una base naturalistica biologica creata dal governo venezuelano per salvaguardare il patrimonio naturale e favorire il ripopolamento delle tartarughe. Attualmente la base è in stato di abbandono; eravamo l’unica barca sull’isola che è popolata da due guardiani che dovrebbero occuparsi della ricostruzione della base . Uno stava pescando e l’altro gironzolava senza apparente occupazione salvo essere molto disponibile a raccontarci la storia della base ed a mostrarci un paio di vasche che contenevano una ventina di piccole tartarughe in attesa di essere liberate.

Ancora un paio di giorni a gironzolare per queste isole dagli splendidi colori e praticamente deserte e poi ci trasferiremo a Bonaire ( con probabile tappa intermedia alle isole Aves di Barlovento e Sotavento che non fanno propriamente parte dell’arcipelago ma sono controllate dalle autorità di Los Roques).

 

a risentirci presto:

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